Conclusioni Primo Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna e in Forte pendenza

17 e 18 marzo 2006 – Saint Vincent (Valle d’Aosta)
Per due giorni la Valle d’Aosta ha ospitato il “Primo Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna e in Forte Pendenza”. L’appuntamento, di grande rilevanza tecnico scientifica, è stato organizzato dal CERVIM (Centro di Ricerche, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana), con sede a Quart (AO), in collaborazione con la Regione Autonoma Valle d’Aosta e con il patrocinio dall’O.I.V. (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin).
Hanno preso parte ai lavori congressuali nelle due giornate oltre 300 addetti ai lavori (docenti universitari, ricercatori, tecnici del settore vitivinicolo, studenti e operatori del settore) provenienti da 6 nazioni europee (Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Germania e Italia), oltre che dal Brasile e dal Nord America. Sono stati presentati complessivamente 51 lavori di ricerca, dei quali 26 come comunicazioni orali e 24 in forma di poster.

Alla guida delle tre sessioni congressuali, il Prof. Fernando Bianchi de Aguiar (Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del CERVIM). Sono stati affrontati i temi:

  1. Tecnologia di produzione viticola ed enologica (moderatori François Murisier e Osvaldo Failla);
  2. Ambiente, territorio e paesaggio vitivinicolo (moderatore Régis Ambroise);
  3. Aspetti socio-economici (moderatore Maurizio Sorbini).
La sessione Tecnologia di produzione viticola ed enologica ha messo in evidenza i seguenti aspetti:

  • un grande interesse per le varietà autoctone in grado di conferire originalità e tipicità ai vini di montagna. La biodiversità ampelografica di tali aree viticole ha un valore inestimabile che deve essere preservato. Il risanamento di queste varietà, spesso portatrici di virosi gravi, è indispensabile inoltre per garantire una produzione di qualità e commercialmente valida;
  • la necessità di un’attenta gestione dei vigneti e dell’adattamento dei sistemi di conduzione, con l’obiettivo di proteggere i suoli dall’erosione, di accrescere le possibilità di meccanizzazione, di assicurare una produzione che permetta sul piano quantitativo e qualitativo di coprire i costi di produzione;
  • a livello enologico, l’importanza dello studio di indici di maturazione, per l’equilibrio zuccheri/acidi e per i composti fenolici, che permettano di caratterizzare le produzioni enologiche di montagna. La selezione di ceppi di lieviti indigeni può contribuire a conferire originalità e tipicità ai differenti prodotti.

Nella sessione Ambiente, territorio e paesaggio vitivinicolo i relatori hanno evidenziato come le condizioni ambientali, climatiche, geologiche e pedologiche, l’altitudine e la pendenza, abbiano influenzato profondamente tali forme di viticoltura, e come l’attività viticola abbia disegnato nel tempo paesaggi di rara bellezza, spesso tutelati dall’UNESCO (Douro in Portogallo, Cinque Terre in Liguria).

Le condizioni territoriali e paesaggistiche proprie delle aree montane contribuiscono a dare un senso del tutto particolare al concetto di ‘terroir’.

Il genio agronomico, capace di adattare la coltivazione della vite a situazioni estreme, ha consentito ai viticoltori di produrre vini di grande originalità, giocando un ruolo essenziale nella gestione del territorio, soprattutto in relazione ai fattori di rischio naturali (dissesti idrogeologici, azioni erosive, incendi). Viticoltore come produttore del paesaggio, la cui qualità eccelsa costituisce una ricchezza per la collettività.

Nel corso della sessione Aspetti socio-economici sono state presentate relazioni incoraggianti, in contrapposizione con l’opinione diffusa che rileva una crisi profonda in tutte le viticolture europee. Dalle analisi svolte emerge la sorprendente resistenza e la relativa floridezza della viticoltura eroica di montagna, sia alpina che mediterranea, in molte zone europee. Nonostante la sua relativa incidenza sul vigneto europeo, l’importanza della viticoltura eroica affiora in modo esplicito se si considerano i valori socio-economici che rappresenta.

Ciò che un tempo è nato per attenuare la rigidità della miseria rurale e la povertà dell’autoconsumo alimentare in alcune zone europee e mediterranee, finisce per diventare un modello simbolico-operativo per l’intero settore vitivinicolo e uno strumento indiretto di politica economica a favore dell’intera collettività delle aree difficili.

Tali aree si prestano in particolare allo sviluppo turistico centrato sul paesaggio e ad operazioni di marketing mirato a sottolineare l’unicità delle diverse realtà produttive.

Al termine delle relazioni scientifiche, si è tenuto un dibattito al quale hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, tra i quali il Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta On. Luciano Caveri, il Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali On. Teresio Delfino, il Senatore della Regione Autonoma Valle d’Aosta Augusto Rollandin, il Presidente del Consiglio Regionale Ego Perron, il rappresentante della Commissione Europea – Settore Viticoltura Sterghios Tatayas, il Segretario Generale dell’AREV Herbert Dorfmann, l’Assessore Agricoltura della Regione Piemonte Mino Taricco. Ha concluso i lavori l’intervento di François Stevenin, Presidente del CERVIM.

L’anno 2006 sarà caratterizzato da una profonda riflessione a tutti i livelli per la riforma dell’OCM, l’Organizzazione Comune di Mercato del Vino, nell’ambito della quale il sistema produttivo europeo dovrà delineare strategie a medio e lungo termine per vincere la competizione con le viticolture emergenti e far fronte al calo dei consumi interno. La necessità di un riconoscimento formale delle specificità delle viticolture di montagna e in forte pendenza è quanto emerso dagli interventi dei rappresentanti delle istituzioni, che si sono impegnati a sostenere il CERVIM nei futuri passi in tale direzione.